Dopo 6 giorni è tempo di ripartire di nuovo

Qui a Shanghai sono stato ospitato da una famiglia che, senza sapere nulla di me, mi ha accolto con una disponibilità disarmante

Dopo Pechino ho capito per la prima volta che alcuni saluti possono essere dolorosi e qui, dopo essere stato accettato incondizionatamente ed aver vissuto con questa famiglia per quasi una settimana, non è stato facile ripartire.

Stavolta però grazie a questa famiglia, parto in compagnia. Sarò in compagnia di Stefano, loro cugino.

Mi aspetta un lungo viaggio verso una meta, sempre in suolo cinese, che bramo da molto tempo

Il parco nazionale di Zhangjiajie, che per intenderci, è il parco in cui ci sono quelle strane montagne che spuntano come stuzzicadenti, che hanno ispirato a creare il mondo di Avatar.

Alla mattina io e Stefano partiamo, e dopo il primo treno di 6 ore un’altro autobus ache avrebbe dovuto mettercene 4 ma ce ne ha messe 6 siamo finalmente arrivati alla città di Zhangjiajie.

Si potrebbe pensare che il grosso era fatto ma in realtà questa città dista un’altra ora di viaggio dal parco

Arrivati in stazione degli autobus, come avvoltoi, una massa di taxisti inferociti alla vista di 2 occidentali si sono spinti e strattonati per darci un passaggio.

Se c’è una cosa che ho capito qua, è che non ti puó capitare niente di peggio che dover aver bisogn di un taxi.

Era tardi, e noi ne avevamo bisogno

Per fortuna riusciamo ad ottenere la corsa per un prezzo umano e, dopo un’ altra ora di rally in mezzo alle montagne arriviamo stremati in ostello

La mattina successiva ci svegliamo e carichi come delle molle ci precipitiamo alla biglietteria del parco per poter ammirare finalmente le “montagne stuzzicadenti”.

Prendiamo il biglietto, valido per 4 giorni e, passando per i tornelli, rimaniamo sconvolti dal fatto che rilevino addirittura l’impronta digitale

Quando si dice biglietto nominale!

Subito dopo, sentiamo un ragazzo e una ragazza parlare inglese ed immediatamente, data la rarità, facciamo amicizia.

Se per caso visitate la Cina e sentite qualche cinese parlare Inglese attaccate pezza.

Sará la vostra salvezza anche se ancora non lo sapete.

Proseguendo con loro iniziamo giá ad ammirare dal basso questi altissimi “grattacieli” di roccia che sembrano tagliati con il coltello.

Decidiamo insieme, di prendere la via “complicata” per arrivare in cima a queste montagne.

Invece della funivia, che tra l’altro è cara e non è neanche compresa nel prezzo, abbiamo optato per i gradini… tantissimi gradini, migliaia di gradini.

Non mi mancavano molto ma comunque, la cosa peggiore di questa camminata, era l’umiditá a 3000 % che c’era nella foresta

Dopo 2 ore e aver perso minimo 15kg di liquidi corporei arriviamo finalmente in cima.

Ancora una volta, il sudore, le gambe in fiamme e la stanchezza che ci pervadeva, è stata spazzata via da un senso di appagamento alla vista di questo fantastico fenomeno della natura.

Sono incredibili queste stalagmiti giganti formatesi in milioni di anni a causa dell’erosione della roccia dovuto al passaggio di acqua e vento.

Assurdo pensare  che il suolo un tempo, era allo stesso livello della cima ci queste montagne e che le voragini presenti oggi sono solo frutto degli agenti atmosferici.

Continuiamo a girare come delle trottole sempre insieme ai nostri nuovi amici cinesi che ci guidavano tra i sentierini.

Senza di loro, in una giornata avremmo visto la metá

Nel tardo pomeriggio, l’unico scopo era quello di ammirare il tramonto.

Purtroppo peró tramonta alle 7 e alle 6 di pomeriggio tutti gli autobus iniziano l’ultima corsa.

Di fretta quindi, qualche minuto prima che partisse l’autobus ci lanciamo verso la fermata e saliamo miracolosamente sull’ultimo a disposizione.

Dovevamo scendere ad una fermata per prendere la famosa funivia che non avevamo preso la mattina e così facciamo.

Arrivati li peró, tutto era deserto, a meno di 2 ragazze spagnole dall’aria disperata alle prese con un taxista.

Da li in poi sarebbe iniziata la nostra, per certi lati spaventosa, avventura per tornare in ostello.

Ci eravamo spostati tanto durante il giorno e dovevamo fare un sacco di strada per tornare indietro.

Ovviamente questo taxista, pur essendo in 4 persone, voleva fregarci anche il fegato in cambio di questa corsa.

Abbiamo speso una buona 15ina di minuti per riuscire ad ottenere un prezzo che non fosse da galera, ma poi con il solito trucchetto che avevo imparato ce la facciamo. Saliamo, ed il taxista parte in impennata.

Ad ogni tornante si rischiava di volare fuori dal finestrino e prima di ogni curva, dalla velocitá, speravamo sempre che riuscisse a frenare in tempo.

Dal finestrino, con un po’ di tristezza ho potuto comunque ammirare un po’ di tramonto che stava calando, donando alle rocce colori da favola.

Avevamo una destinazione diversa dalle ragazze con cui abbiamo condiviso il taxi, cosí, dopo 1 ora di sgommate, arriviamo ad un punto sconosciuto, in cui eravamo ancora lontanissimi dal nostro alloggio.

Qui sembrava finita l’odissea perchè a due passi c’era la stazione degli autobus che miracolosamente erano ancora operativi.

5 minuti ed arriva il nostro.

Non potevamo sbagliare di nuovo, era ormai buio pesto e le cittadine del parco sono a dir poco desolate, trovare qualcuno sarebbe stato un miracolo.

Saliamo e per accertarci che fosse giusto, mostro all’autista l’indirizzo dell’ostello. Lui con un grande sorriso ci annuisce e ci fa cenno che va esattamente dove dovevamo andare.

Tranquilli, ci riposiamo, assaporando la cena e la doccia che ci avrebbe aspettato.

Dopo altri 30 minuti di autobus, l’autista si ferma nel bel mezzo del nulla, e ci dice di scendere.

Spaesati, non riconoscendo il posto, gli mostro di nuovo l’indirizzo e con fare gentile annuisce di nuovo e ci indica la direzione da prendere, a piedi

L’unica cosa che si poteva notare in quei 10 metri quadrati era una volta poco illuminata affacciata all’imensa foresta, buia come non mai.

Camminiamo appena oltre e nel buio potevamo solamente scrutare un sentiero che si addentrava tra gli alberi e il gracchiare di rospi enormi rumori di ogni tipo.

In quel momento, erano le 8:30 di sera, intorno non c’era anima viva, non avevo piú batteria sul telefono e l’unica cosa che mi è venuta da pensare è stata: “bene, ora ci toccherá trovare un posto riparato in cui passare la notte”

Dopo qualche minuto di pensieri folli, sentiamo in lontananza una voce.

L’unico rumore che si poteva avvertire oltre al suono della natura.

Era un cinese, ben vestito, che parlava tranquillo al telefono.

Lo placchiamo e, con le ultime tacche di batteria del telefono, chiamiamo l’ostello per far spiegare per lo meno dove eravamo e come fare per tornare.

Non si sa cosa si dicono i cinesi, ma le telefonate, anche solo per un’informazione minima, durano un’infinitá

Finita l’interminabile chiamata, mi passa il titolare che mi dice: “Follow the guy”

Iniziamo quindi a percorrere questo  sentiero da film horror, in cui poi alla fine tutti muoino, illuminato soltanto dalla torcia del telefono di questo ragazzo passato per caso.

Non sapevamo quanto mancava nè dove stavamo andando, ci eravamo fidati ciecamente di lui, li, nel buio, nel mezzo della foresta.

Procediamo sempre meno certi della direzione.

Solo dopo 20 interminabili minuti, ormai senza nessuna aspettativa, usciamo finalmente dalla foresta e ci fermiamo su di una strada, ovviamente deserta.

La sensazione era che i minuti durassero ore ma ad un certo punto, incredibilmente, il titolare dell’ostello spunta con la sua macchina proprio difronte a noi

“Letto, sto arrivando”

Nessuno qui parla inglese e anche a gesti è difficilissimo comunicare. I cinesi, ovviamente, ne hanno di completamente diversi da noi e, anche solo per quanto riguarda per esempio i numeri, si fatica a capirsi.

È tata una bella avventura, ma che mi ha anche insegnato, a non sottovalutare il pericolo che puó nascondere la notte, in posti in cui non si ha la minima idea di come muoversi.

Dopo aver schivato la dormita nella foresta, per Stefano era tempo di tornare, ma io ho proseguito per andare a visitare la Montagna con il Buco.

 

La Montagna Tianmen.

 

Si dice che quella voragine un tempo fosse una grotta e che dopo un evento catastrofico il dorso crolló, lasciando questo spettacolo unico.

Si chiama porta del paradiso e non è facile raggiungerla.

Forse si chiama così proprio per la fatica che si fa ad arrivare fin lassú.

Bisogna prendere un autobus che percorre una piccola stradina piena di tornanti, con un autista evidentemente addetto a sgommare ad ognuna di esse.

Qui in Cina sono fissati con il numero 9, credono che porti fortuna.

Lo usano ovunque.

Infatti, lo hanno usato anche per decidere quanti tornanti quella strada dovesse avere per arrivare in cima.

Esattamente 99.

E una volta ai piedi di questa meraviglia, per arrivare esattamente sotto la porta eccoli li, altri scalini. Indovinate quanti?

No, non 99… 999, con pendenza praticamente verticale.

Anche qui, la fatica è stata ripagata dal panorama.

Panorama che si gode ancora meglio dalle insane passerelle create ad hoc per i deboli di stomaco, sui fianchi delle montagne, con il pavimento di vetro. Danno una sensazione di vertigini momentanee anche a chi non ne soffre.

Non è stata una visita avventurosa come alle montagne stuzzicadente, ma è stato un bellissimo pomeriggio tranquillo, in cui ho potuto ammirare questo panorama unico, con una giornata speciale.

Avevo puntato queste destinazioni da anni, e essere riuscito finalmente a visitare queste meraviglie, mi ha davvero reso felice!

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