Suona la sveglia, sono le 8.

 

Tutti i giorni suona a quell’ora ma a Mosca la spegnevo sempre e tornavo a dormire.

 

Con le tante ore di autobus notturne accumulate avevo bisogno di recuperare qualche ora di sonno.

 

Quel giorno peró non potevo spegnerla perchè era un giorno diverso.

 

Dovevo fare il bucato, preparare gli zaini e fare la spesa per i successuvi 3 giorni.

 

Quei 3 giorni li avrei passati in treno sulla mitica Transiberiana

 

Il treno che collega San Pietroburgo a Vladivostock ovvero, quasi l’estremo ovest con l’estremo est della Russia, entrando ufficialmente in asia attraversando la stazione di Ekaterimburg

 

Questa è la ferrovia piu lunga del mondo e ricopre una distanza di circa 7000 km attraversando 7 fusi orari

 

Per percorrela tutta ci vogliono quasi una decina di giorni.

 

La mia tratta peró è Mosca- Irkutsk la capitale della Siberia

 

Giorno 28 lug. Ore 00:30

 

Arrivato in stazione a Mosca tutto mi sembrava tranquillo.

 

Io mi sentivo estremamente curioso nell’affrontare questa esperienza, e di questo treno ne avevo solo sentito parlare.

 

Nascondevo peró anche un po’ di timore, non sapendo quali compagni di cabina avrei avuto.

 

Salito sul treno raggiungo il mio posto

 

Ero riuscito a prenotarlo grazie a Martina, una mia amica che sa il russo con cui avevo effettuato la prenotazione sul sito, da casa.

 

Avevo preso il posto in alto, perchè è il piu consigliato, più privato di quello sotto e si è disturbati di meno.

 

Arrivato alla cabina i miei timori erano li ad aspettarmi

 

3 Russi dall’aspetto poco raccomandabile sarebbero stati i miei compagni, per chissà quanto tempo lungo questa tratta.

 

La mattina dopo, mi sono svegliato alle 6 e i 3 russi erano gia spariti.

 

Bene.

 

Ore 7:00 ho visto una coppia di Russi aprire una birra con un’altra birra.

 

Ok… ma la vodka dov’è?

 

Comunque i poco raccomandabili russi andando via avevano liberato completamente la cabina ed io mi sono ritrovato da solo.

 

Mi sono subito sbizzarrito facendo video e foto cercando di non dare troppo nell’occhio.

 

Su questo treno sono l’unico straniero.

 

Mentre ero intento a fare una foto al finestrino… BAM!

 

Feci un salto che bucai il soffitto del treno.

 

Un russo si era palesato all’improvviso dietro di me.

 

Quel Russo si chiama Daniel.

 

Abbiamo subito fatto amicizia e, nonostante l’enorme barriera linguistica, ci siamo passati l’intero pomeriggio traducendo l’uno all’altro quello che vedevamo dal finestrino.

 

A ora di cena, il treno si è fermato ad una stazione.

 

Salgono persone e nella mia cabina arrivano 3 anziani Russi, 2 donnne  e 1 uomo.

 

Mi presento subito scatenando le risa dei nuovi arrivati.

 

Sono una rarità su questo treno.

 

Giorno2

 

Il giorno successivo avevamo gia passato 2 fusi orari e mi sono svegliato che erano le 14

 

Ho pranzato con i soliti e fedelissimi noodle che, dopo la quarta scatoletta stavano iniziando a diventare gustosi

 

La giornata poi è continuata con i nonni lenta e silenziosa fino a sera.

 

Quando peró pensavo fosse la giornata di treno piu tranquilla in assoluto ecco che arriva la disgrazia.

 

Vado in bagno, dovevo semplicemente cambiare acqua al fringuello.

 

Ad un certo punto sento bussare, sempre piu prepotentemente.

 

Non apro.

 

Sento bussare, ancora piu forte.

 

Non apro.

 

Ad un certo però, la serratura si apre.

 

Occazzo.

 

Davanti a me un omone con la tuta in pelle da officina, che inizia a sbraitarmi, ovviamente in Russo indicando il cesso.

 

(Era il manutentore)

 

Non capivo.

 

Continua a sbraitarmi, poi vedo che non avevo tirato l’acqua, un classico.

 

Mi scuso, ma l’omone continua a rimanere li davanti a me continuando ad inveire.

 

Tra il mutismo generale che si era creato nel treno ad un certo punto, l’omone dalla tuta in pelle capii che probabilmente, continuado a vedermi con la faccia da ebete senza spiaccicare parola, non ero Russo.

 

Genio.

 

Capisco quindi che mi chiede: “non sei Russo”

 

Ed io tutto deciso “Niet”

 

Credo che a questo punto mi abbia seriamente mandato a cagare.

 

Comunque, voleva semplicemente dirmi che la carta non la devo buttare dentro al water.

 

Ricevuto omone! Buonanotte!

 

Giorno 3

 

In mezzo a tutta questa confusione di fusi, la notte non avevo chiuso occhio

 

Mi sono addormentato solamente verso le 6

 

Alle 8 mi sveglia il mio amico Daniel, lo stesso ragazzo che mi aveva fatto bucare il soffitto spuntando alle mie spalle.

 

La prossima sarebbe stata la sua fermata

 

Mi dispiace un po, era stato davvero gentilissimo, offrendomi te, biscotti, un vagone di cramelle e compagnia nel momento in cui ero da solo.

 

La giornata continua, sempre insieme ai nonni con cui condivido il pranzo.

 

È diventata talmente tanto “privata” questa cabina che mi sembra di essere in casa loro.

 

Peró è positivo perchè mi hanno accettato.

 

Oggi non è arrivato nessun omone dalla tuta in pelle a sgridarmi… anzi a dire il vero si, sempre lui ma con una tuta diversa ed ovviamente in Russo e con alcune chiavi inglesi in mano mi ha ricordato “pacatamente” di non buttare la carta nel cesso.

 

Ricevuto alla seconda omone!

 

Arriva sera ed è il tempo di salutare i nonni, è arrivata la loro fermata.

 

(Anche se detta cosi suona brutto)

 

Mi dispiace salutare anche loro perchè si era creata una sorta di fiducia nonostante la barriera linguistica.

 

Salgono altre persone, ma è ora di dormire.

 

Giorno 4

 

Ancora piu confuso con i fusi orari non ho dormito fino alle 8.

 

Quando mi sveglio, non c’era gia piu nessuno in cabina.

 

Torno a dormire e dopo poche ore mi risveglio in una stazione.

 

Alla fermata salgono nuove persone, una mamma con sua figlia ed un ragazzo con una bella cicatrice sullo zigomo destro.

 

Ad un certo punto mi presento, si chiama Sasha, che in Russo vuol dire Alessandro, ma anche Alessandra è un nome unisex… Bah.

 

Poco dopo scopro simpaticamente che anche la bimba si chiama Sasha -lei evidentemente Alessandra- e scoppiamo tutti a ridere.

 

Anche se è una cosa banale è stato strano essere nella stessa cabina ed avere tutti lo stesso nome, ad ogni modo questa risata ha rotto definitivamente il ghiaccio.

 

Ad un certo punto un ragazzo, gia sul treno da tempo con la sua famiglia si ferma da me e in inglese mi chiede: “scusa posso farti una domanda?”

 

Gli ho detto di no!

 

No scherzo, voleva semplicemente chiedermi da dove venivo, e una volta scoperto che ero italiano non mi ha piu mollato.

 

Parlando ho scoperto che lui e la sua famiglia abitano a irkutsk e una volta siegato i miei piani mi ha subito voluto aiutare.

 

Mi ha spiegato come arrivare in ostello, come prendere il biglietto del treno che mi avrebbe portato nella prossima città e invitato a cena.

 

In perfetto orario arriviamo a Irkutsk.

 

Io demolito e quasi delirante, al momento di rifare i letti -perchè bisogna farli altrimenti la *provodniska ti corre dietro- avevo un po’ il magone, non è stato un semplice viaggio in treno è stato come entrare in un altro mondo.

 

É stato un po’ come entrare in casa dei russi.

 

54 russi ed io, l’unico straniero.

 

Dopo i primi attimi di diffidenza dimostravano un affetto smisurato.

 

Mi ha quasi commosso, una volta sceso, aver ricevuto cosi tanto aiuto o anche solo interesse nel volermi conoscere.

 

La transiberiana in sè è un treno che percorre migliaia di km, ma viaggiarci è una sensazione che non si riesce a spiegare, nè a parole nè ad immagini, bisogna viverla.

 

É stato un piacere.

 

Sceso ad Irkutsk il primo approccio è stato ottimo.

 

Il ragazzo che mi aveva rivolto parola è stato cosi gentile, che mi ha accompagnato a prendere il biglietto del treno di cui avevo bisogno, senza di lui in mezzo a tutto quel casino non ci sarei mai riuscito.

 

In più mi ha anche fermato l’autobus, che era già partito, comunicando all’autista in quale fermata sarei dovuto scendere.

 

Cercando di raggiungere l’ostello, visto che era notte, mi sono perso.

 

Ci stavo girando attorno ma era dentro un complesso di edifici, un po’ nascosto.

 

Poco dopo, mentre giravo a caso, Salva il nome di questo ragazzo, mi chiama al telefono per accertarsi che sono arrivato.

 

Ci capiamo a fatica ma voleva essere certo che raggiungessi l’ostello cosi ad un certo punto, spiegandogli dove sono arriva in macchina e mi ci accompagna.

 

Sono rimasto piacevolmente colpito da tutto il calore ricevuto che spero continui lungo tutto il mio viaggio

 

In fondo il viaggio, lo determinano le persone che si incontrano lungo il percorso.

 

*La provodnista è la signora che controlla la carrozza e la persona a cui chiedere qualsiasi cosa. Lei sa tutto, dove sei cosa fai, se hai mangiato se hai cag… insomma lei è ovunque ed onniscente. Ti controlla anche quando dorme, se dorme, perchè io l’ho sempre vista faccendare su e giu per il treno. É una creatura mitologica con batterie infinite. Semplicemente, la Provodnista.

Transsiberian

The alarm ring, it’s 8 a.m.

Everyday it rings at that hour, but in Moscow I used to turn it off and go back sleeping.

With so many nights spent on a bus, I needed to catch up on sleep.

However, that day I couldn’t turn the alarm off because it was a different day.

I had to do the laundry, prepare the backpacks and go to the shop to buy things for the following 3 days.

I would have spent that 3 days on the train, on the legendary Transsiberian.

The train connecting Saint Petersburg to Vladivostok, that is to say almost the Far West with the Far East of Russia, officially entering Asia and crossing Yekaterinburg station.

This is the longest railway of the whole world and it covers almost a distance of 7000 km, crossing 7 time zones.

Almost 10 days are necessary to travel it all.

However,  my route I Moscow-Irkutsk, the Siberia’s capital.

28th July, 00.30

I arrived at the Moscow station and everything seemed quiet.

I felt extremely curious about facing this experience and I’ve only heard about this train.

Anyway, I also hid some fear, not knowing which cabin mates I would have had.

On the train I reach my seat.

I managed to book it thanks to Martina, a friend of mine who knows Russian and with whom I made the reservation on the website from home.

I’ve chosen the upper bed, since it’s the most recommended, more private than the lower one and you are less disturbed.

I reached my cabin and my fears were there waiting for me.

3 Russians who seemed quite disreputable would have been my mates for who knows how long during this route.

The next morning I woke up at 6 and the 3 Russians were already gone.

Good.

7.00 a.m. I saw a Russian couple open a beer with another beer.

Ok.. but where’s the vodka?

Anyway, the three bad looking Russian, leaving, completely vacate the cabin and I found myself alone.

I immediately began to make videos and photos, trying not to draw too much attention. I was the only foreigners on the train.

While I was trying to make a photo through the window…. BAM!

I jumped so high that I almost broke the train’s ceiling.

A Russian guy appeared behind me.

His name is Daniel.

We immediately became friends and, in spite of the huge linguistic barrier, we spent the whole afternoon together, translating to each other what we saw through the window.

It’s dinner time and the train stopped at one station.

People came on board and 3 old Russians arrived in my cabin, 2 women and a man.

I immediately introduce myself, causing laughter.

I’m a rarity on this train.

Day 2

The following day we’ve already pass 2 time zones and I woke up at 2.00 p.m.

I had lunch with the usual, faithful noodles, that after the 4th box were starting to look tasty.

The rest of the day passed slow and silent in the company of the grannies.

However, precisely when I was thinking it was the most calm of the day, the misfortune arrived.

I went to the bathroom, just to…tinkle.

Suddenly I heard knocking on the door, more and more violently.

I didn’t open.

I heard knocking, more violently.

I didn’t open.

Then the locket opened.

Oooh fffuck.

In front of me was standing a giant man, with a leather coverall, who started to yell at me, obviously in Russians, pointing at the toilet.

(He was the maintenance man).

I couldn’t understand him.

He kept yelling at me, than I saw that I didn’t draw-water, a classic.

I apologized, but he kept staying there and yelling at me.

In the general silence of the train, at a certain point, the man in coverall understood that I wasn’t Russian, probably thanks to my stupid face and the fact that I wasn’t saying a word.

Genius.

Then I understood he was asking me: “you’re not Russian, are you?”

And all determined I answered: “Niet”

I truly believe in that moment he sent me to hell.

Anyway he just wanted to tell me not to throw toilet papers into the toilet.

Ok man! Good night!

Day 3

With all this confusion due to time zones, I haven’t slept a wink during the night.

I fall asleep only at 6 a.m.

At 8.00 a.m. my friend Daniel wake me up, he is the same guy who made me broke the train’s ceiling, appearing at my back.

The next would have been his stop.

I’m a bit sad, he had been really kind offering me tea, biscuits, a loads of candy and company when I was alone.

The day goes on, always in the company of the 3 grannies, with whom I share the lunch.

This cabin has become so private that I feel like I’m at their house. But this is good, because it means that they accepted me.

Today no giant man in leather coverall arrived to yell at me… or rather yes, always him, but with a different coverall and obviously in Russian and with some wrenches in his hands he “calmly” reminded me not to throw toilet paper in the toilet.

Twice ok man!

Evening arrives and it’s time to say goodbye to the grannies, it’s their stop.

(Though thus said it sounds bad)

I’m sorry to say goodbye to them too because there was some sort of trust between us, in spite of the linguistics barrier.

New people arrive, but it’s time to sleep.

Day 4

Even more confuse with time zones I haven’t slept until 8 a.m.

When I wake up no one is in the cabin.

I go back to sleep and some hour later I wake up in a station.

At the stop new people come on board, a mom with her daughter and a boy with a huge scar on the right cheekbone.

At a certain point I introduce myself, his name is Sasha, which in Russian means Alessandro, but Alessandra too, it’s unisex…bah.

Shortly after I nicely find out that the little girl name is Sasha too, clearly from Alessandra, and we all burst out laughing.

Even though it’s something trivial, it’s strange to be in the same cabin having all the same name, anyway this laugh broke the ice.

At a certain point, a guy who was on the train since a while with his family stops by me and asks: “excuse me, can I ask you something?”

I said no!

Just joking, I just wanted to know where I was from and once he found out that I was Italian he never left me.

Talking with him I found out that he and his family live in Irkutsk and once I have explained my plans he immediately wanted to help me.

He told me how to reach the hostel, how to buy the train ticket for the next city and invited me for dinner.

In perfect time we arrived at Irkutsk.

I was destroyed and almost delirious, at the time of making the bad – because you have to do them or the *provodnitsa will run after you – I felt a bit down, it hasn’t been just a journey by train, it has been like entering another world.

It has been like entering the Russians’ home.

54 Russians and me.

After the first moments of suspicion, they showed a boundless affection.

It almost moved me, once I got off the train, to have received so much help or just interest in knowing me.

The TransSiberian it’s a train that runs for thousands of kilometers, but travelling with it it’s a sensation that you can’t explain, nor with words nor with images, you have to live it.

It has been a pleasure.

Just arrived a Irkutsk the first approach has been great.

The guy who came to speak with me on the train has been so kind that he accompanied me to buy the train ticket that I needed. Without him, in all that mess I wouldn’t have been able to make it.

In addition he stopped the bus, that was already leaving, and explained to the driver where I should have get off.

Trying to reach the hostel, since it was night, I got lost.

I was walking around it, but it was inside a complex of building, a bit hidden.

Shortly after, while I was walking random, Salva (that guy) phoned me to make sure I was arrived.

We hardly understand each other but he wanted to be sure that I reached the hostel, so at a certain point, he arrived in his car and took me there.

I was pleasantly impressed by all that warmth and I hope that this will last through all my journey.

After all the journey is determined by the people you met along the road.

*the provodnista it’s the woman who controls the coach and the person to whom ask everything. She knows everything, where you are, if you have eaten, if you have gone sh**, so she is everywhere, she is omniscient.

She controls you even when she is sleeping, if she sleeps, because I’ve always seen her doing something. She’s a mythological creature with infinite batteries. Just the provodnitsa.