Uscito dalla Cina in maniera piuttosto turbolenta in seguito al mio errore di valutazione dei giorni del visto, sono entrato in Laos.

Dopo 31 giorni, un nuovo Stato.

Devo dire però, che l’aver dovuto cercare un modo di uscire dal paese il prima possibile avendo scoperto che mi era scaduto il visto, è stata una bella avventura.

Dover risolvere problemi di questo tipo in un paese in cui la barriera linguistica è paragonabile ad un muro vero e proprio, stimola quella capacità di adattamento e di riflessione che a casa, giace dormiente da qualche parte nella nostra mente.

É stata quasi divertente questa situazione, se non fosse però, che ho avuto una brutta esperienza che mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Non starò a raccontarla, ma questo ha solo peggiorato il mio umore già leso da altre esperienze poco positive con i Cinesi.

Ho conosciuto Cinesi da personalità incredibili e che ringrazierei di essere inciampati nella mia vita all’infinito, ma purtroppo, con amarezza devo dire che sono stati solo una piccolissima parte.

Ad ogni modo, attraversare una frontiera non è mai stato così semplice fino a quel momento ed in pochi minuti, ero ufficialmente in terre Laotiane.

Mi sono Fermato in una piccola cittadina a Nord del Laos di cui non avevo mai sentito parlare.

Luang Namtha.
L’unico motivo per cui mi sono fermato li è perchè volevo semplicemente staccare la spina, rilassarmi e farmi passare le tensioni accumulate.

Non ho fatto altro che portarmi avanti con il lavoro arretrato che avevo.

La prima sera però, uscito per cena con l’intenzione di stare solo, ecco che invece le correnti universali volevano sistemare il mio umore, facendomi dimenticare l’accaduto in Cina.

Al tavolo a fianco al mio sedeva un ragazzo,Dylan, solo esattamente come me.

Chi viaggia in solitaria lo sa quanto è facile fare amicizia.

Così abbiamo iniziato a parlare e scoprendo che andavamo nella stessa direzione, i giorni successivi abbiamo deciso di muoverci insieme.

Da Louang Namtha ci siamo spostati a sud a Luang Prabang.

Abbiamo conosciuto altri viaggiatori solitari e insieme a loro, in un bel gruppo compatto, siamo andati a visitare le Kuang Si Falls.

Un sito in cui si possono ammirare cascate e piscine naturali di un colore azzurro smeraldo limpido mai visto prima.

Insieme ad alcuni del gruppo abbiamo continuato a visitare la città e dopo pochi giorni, insieme a 2 di loro ci siamo nuovamente spostati verso sud, precisamente a Vang Vieng.

Appena arrivati in città e raggiunto l’ostello, sentivo di non essere in forma ma non mi aspettavo che sarei stato cosi male durante la notte.

Vomito e dolori intestinali hanno preso posto al sonno e mi hanno accompagnato malamente fino alla mattina seguente.

Probabilmente un’intossicazione alimentare, ma devo ammettere di non essere mai stato male come quella sera.

Ad un certo punto della notte, ero talmente debilitato che per poco non sono svenuto, ancor prima di raggiungere il lavandino

Grazie alla compagnia di Dylan, avevamo preso una stanza privata , apagandola 4€ a testa, che aveva il bagno in camera.

Viaggiando per ostelli è un lusso rarissimo, ma se non fosse stato per quell’opportunità probabilmente sarei finito all’ospedale.

Resuscitato da quell’inferno, dopo un giorno intero di digiuno, mi sono ripreso come se nulla fosse successo ed insieme ai miei compagni abbiamo noleggiato degli scooter e abbiamo iniziato a visitare siti interessanti al di fuori della città.

Inizialmente abbiamo cercato di raggiungere le grotte dell’Elefante, ma abbiamo sbagliato strada e siamo finiti in altre grotte che non erano altrettanto affascinanti.

La cosa buffa però, è che la ragazza che era con noi Jesse, stava guidando per la prima volta lo scooter e, percorrendo una stradina sterrata fangosa adiacente al fiume, ha perso l’equilibrio e ci è volata dentro.

Scooter compreso.

Accertati che non si fosse fatta nulla e recuperato lo scooter grazie al suo ragazzo Jamie, guardandoci negli occhi siamo scoppiati in una grassa risata.

Ripartendo, io e Dylan abbiamo proseguito verso delle lagune, Jesse e Jamie invece sono tornati in ostello.

Raggiunto le lagune, siamo rimasti piuttosto delusi.

L’acqua, da quello che sapevamo, doveva essere limpida e color smeraldo come quella a Luang Prabang, ma in realtà il colore, richiamava più il verde muffa.

In più la zona era ormai diventata prettamente turistica.

Ripartiti per tornare in ostello abbiamo notato un cartello che indicava, sulla cima di una montagna, un punto mozzafiato per ammirare il tramonto.

Senza neanche pensarci, ci siamo fermati e abbiamo ad incamminarci.

Dato il percorso, non è stata una reale camminata, è stata piu simile ad un’arrampicata, ma dopo 20 minuti di fatica, siamo finalmente arrivati in cima e da lissù, ho potuto apprezzare una delle viste migliori della mia vita.

Siamo rimasti fino al tramonto e riflettendo, seduti sulla punta di quella piccolissima montagna, abbiamo realizzato che tutto quello che era successo durante la giornata era successo per farci arrivare li, proprio in quel momento.

C’era un motivo per cui eravamo li.

É stato il palese esempio di quanto, certe decisioni, forzate o prese con coscienza, ti possano condurre senza saperlo, verso qualcosa di spettacolare.

É stato come ricevere un regalo inaspettato.

La mattina seguente con un mini van, io e Dylan siamo ripartiti per raggiungere la capitale.

Abbiamo speso 4 giorni nella città di Vientiane ma in realtà questa permanenza non è stata così speciale.

Siamo arrivati in tempo per assistere al festival che sanciva la fine della stagione delle piogge di nome Ok Pansa.

Alla sera si sarebbe dovuta svolgere una processione a lume di candela intorno ai templi e centinaia di barche colorate cosparse di fiori, incenso e candele sarebbero state lasciate andare alla deriva nel fiume Mekong, per ringraziare gli spiriti del fiume.

Il problema è che si, tutto questo è accaduto, ma l’atmosfera di tranquillitá e pace che ci aspettavamo è stata demolita dalla musica martellante sparata ad altissimo volume dai mercati sulla strada, adiacente al fiume, in cui si svolgeva la processione.

Dopo aver passato 4 notti dormendo con il volume della musica che faceva vibrare i letti, abbiamo deciso di spostarci raggiungiungendo la frontiera con il Vietnam facendo una fermata a Phonsavan.

Non sapevo quasi nulla di questo posto ma come al solito, non avendo aspettative sono rimasto davvero affascinato e sorpreso da questa città.

Ho letto che è stata una delle città più bombardate del mondo e chiedendo qualche informazione, ho scoperto che tra il 1964 e il 1973 vi era una missione missilistica ogni 8 minuti che durava per 24 ore e che è proseguita per ben 9 anni.

Ancora oggi la guerra lascia le sue tracce e in tutta quest’aera vi sono ancora 60-80 milioni di bombe e mine antiuomo inesplose nel sottosuolo.

Purtroppo, un triste dato è che circa 60 persone all’anno muoiono a causa di queste mine, per la maggior parte bambini.

Un’altra cosa interessante è la Piana della Giare.

Non è esattamente una valle pianeggiante, ma piu precisamente un zona collinare in cui si possono osservare Vasi giganti di pietra che risalgono al 500 Dc e che nessuno, ancora oggi, sa come sono state trasportate fino a qui, in che modo sono state costruite e per quale motivo.

Intorno a queste Giare ci sono solamente Leggende.

Ancora stupiti da queste notizie, abbiamo poi preso un autobus notturno che ci ha fatto attraversare il confine e ci ha portato poi, dopo 19 esilaranti ma a tratti traumatiche ore, fino ad Hanoi, la capitale del Vietnam.

Tutta questa permanenza nel Laos, le persone incontrate e l’amicizia nata con Dylan è stata davvero la cosa migliore che mi potesse capitare dopo la Cina.

Ora con un po’ di tristezza le nostre strade si sono divise, ma questa separazione è solamente un arrivederci.

Dopo tutti questi giorni trascorsi ho imparato che demoralizzarsi non serve a nulla.

Bisogna cercare semplicemente di sorridere, ad ogni situazione, cercando di non abbattersi mai e sicuramente, qualcosa di bello succederà.

“Sorridi, e il mondo sorriderà con te. Piangi, e piangerai da solo.”

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